domenica 30 giugno 2013

Il libro domani, in Italia e nel mondo

1499, veniva pubblicato il primo libro in Italia, Hypnerotomachia Poliphili, ad opera dell'editore Aldo Manuzio di Venezia, che fu la città dove nacque l'editoria italiana. 
Dopo tanti secoli l'avvento dell'ebook provoca una sequela di domande e, come avviene negli ultimi anni per qualsiasi tema scaldi gli animi degli italiani, chiede di schierarsi da una parte o dall'altra della contesa, cosa che non sarebbe necessaria visto che lo "schierarsi" non porta a casa nulla di nuovo, che parte da domande come: L'ebook surclasserà il libro classico? Siamo ad una svolta epocale? Come ho sempre detto, non mi sono mai schierata anche perché, nonostante quel che mi si voglia dare in pasto come "giustificativo", giudico i due supporti diversi come prodotti. L'ebook dovrebbe avere un aspetto multimediale che si può evolvere e il libro invece ha il limite della staticità della carta, che rimane uguale nei secoli una volta stampato, e del messaggio, se si vuole cambiare qualcosa si deve ristampare. 

La questione dell'affiancamento tra ebook e libro tradizionale è ancora aperta oggi, ad un anno di distanza ecco perché non ha nessun senso schierarsi, e lo rimarrà per molti perché, per fortuna, in Italia chi acquista molti libri riesce a cogliere l'opportunità di leggere su entrambi i supporti nonostante "l'educazione" che il mercato e gli editori stanno operando, contando sull'utente occasionale o sprovveduto, utilizzando la promozione giornaliera. Infatti, in maniera identica (ovvero che lo steso libro lo trovate nell'identica promozione su qualsiasi piattaforma!) tutti i giorni, dall'anno scorso, vengono messi in promozione giornaliera degli ebook, fino a circa febbraio 2013 i libri erano tutti a 0,99 dal qualche mese a questa parte hanno provato a mettere qualche titolo a 2,99€ e, resisi conto che lo scarto era troppo, sono tornati a 1,99€. Questo significa che alzando il tiro piano piano, pensano (e in molti casi ci riescono) di riuscire ad alzare il prezzo di acquisto di prodotti "immateriali", che ripeto non sono ebook ma solo una trasposizione del prodotto che si da in stampa (senza la componente multimediale!), ad un prezzo che sperano diventi simile a quello del supporto tradizionale, che è un bene materiale (fisico e anche rivendibile). In pratica, la mecca dell'editoria!

A questo intervento tenutosi il 7 febbraio 2012 presso la Sala Igea dell'Istituto della Enciclopedia Treccani intervengono: Dario Giambelli (Librerie Feltrinelli), Martin Angioni, (Amazon Italia), Stefano Mauri, (Gruppo GEMS), Gian Arturo Ferrari (Centro per il libro e la lettura). L'ho trovato un intervento interessante anche se in alcuni punti non trovo riscontro, a quasi un anno di distanza di quel che si dice, per esempio nella flessione del prezzo (basti pensare al nuovo libro di Dan Brown appena uscito con un prezzo di copertina di 25,00€!!) e quindi ve lo posto perché possiate farvi un'idea. 
Vi invito a osservare anche il modo con cui il moderatore si rapporta con i vari relatori che è estremamente diverso per esempio con il rappresentante di Feltrinelli e quello di Amazon cosa che la dice lunga sul concetto di "libertà del mercato e della cultura"  italiana. In fondo, Feltrinelli è una grande macina che produce valanghe di libri a prezzi bassi (tra parentesi è l'unica attività di libreria on-line che somma la scontistica, passatemi il termine, arrivando al limite del perimetro tracciato della legge Levi portandoli a ben più di quelli previsti dalla legge del cartello dei prezzi!) in maniera simile a quella di Amazon che offre come servizio in più, allo sconto standard del 15%, la spedizione gratuita con un prezzo annuale di 9€ e quindi lavora con i grandi numeri. Però, nonostante questo, l'attacco diretto non va al relatore Feltrinelli ma a quello Amazon reo di parlare di numeri che non passa preventivamente all'AIE e questo si commenta da sé. Non stento a credere quanto sia difficile per un piccolo editore entrare i questo meccanismo gestito da grandi e foraggiato dalla cultura tradizionale che a quanto si vede tende a facilitare alcuni e non tutti. 

Altro occhio di riguardo sarebbe da dare alle riflessioni verso la fine dell'evento in cui si riflette sull'autopubblicazione. La disponibilità di pubblicare qualsiasi cosa non è sinonimo di libertà come si dice spesso, ma genera solo prodotti non controllati e quindi possibilmente scadenti. Attenzione, per "scadente" non si intende solo la qualità dell'impaginazione, ma proprio di qualità del prodotto che può essere scritto benissimo, ma riportare concetti o storie scadenti. La domanda che viene fuori è: chi controlla ciò che si pubblica? Ecco e io aggiungerei, chi rifonde chi compra prodotti scadenti? Un libro di carta puoi sperare di cederlo a qualcuno, un autopubblicato in ebook no. E il rispetto delle regolamentazioni del diritto d'autore come verranno controllate? A voi l'ardua sentenza... 

A parte questo è un modo semplice per farsi un'idea. Spero che lo troviate interessante come è sembrato a me.
Buone letture e buona domenica,
Simona Scravaglieri

venerdì 28 giugno 2013

"Mandami tanta vita", Paolo Di Paolo - Saper ascoltare e vedere i silenzi...

Fonte: Taccuino di Casabella

Questa foto fa riferimento ad un periodo che, probabilmente, è la fine dell'ottocento ma racchiude, per me, il sapore della Torino come l'ho sempre vissuta io quando ci sono stata. Se infatti togliamo i militari, c'è praticamente quasi tutto: la profondità e prospettiva delle strade, gli immancabili portici, i bar dove il caffè e l'aperitivo sono un'arte, gli avventori sempre compunti che sembrano dover partecipare ad una cerimonia e quel senso di melanconia anche quando si è in un luogo affollato. Mentre leggevo il libro di cui vi parlo oggi, percorrevo questi portici quasi senza il suono dei veicoli, sentendo i miei passi e i discorsi sommessi dei clienti dei bar. Ho guardato le vetrine piene, ma sempre ordinatissime, di prodotti racchiusi nelle scatole di latta, come s'usava una volta, con stampe di immagini di donne felici, disegnate a colori sgargianti. Ho intravisto anche un piccolo negozio di alimentari dove due anziani signori sentivano il peso di una perdita troppo grande per dei genitori: quella del figlio. 

Più tardi mi sono seduta fra i banchi di una sonnacchiosa aula universitaria alla facoltà di Lettere dove, al tono lamentoso di un professore universitario che commentava Dante si contrapponeva un gruppetto di ragazzi che discuteva animatamente di non so quale dilemma politico disturbando, non solo me, ma anche tutti coloro che dovevano seguire quel corso. E' caduto un libro. S'è fatto silenzio. Il mio vicino di banco, Moraldo, insieme agli altri si è voltato verso il punto da dove veniva il rumore. Il professore ha chiesto il silenzio o di abbandonare l'aula a chi non era interessato ricevendo, in risposta, una dichiarazione da parte di uno dei ragazzi che disturbavano che, mentre si chinava a raccogliere il libro caduto, lo accusava di annoiare a morte il suo uditorio. E mentre io ammiravo tale coraggio gli occhi di Moraldo dichiaravano tutta la propia antipatia e poca sopportazione verso l'ardire fuori luogo del facinoroso giovane. Ma in fondo a tutto quel disprezzo c'era una scintilla, una luce che dichiarava altro.

Ho mescolato un po' le carte, la lezione di letteratura è proprio all'inizio del libro come ve l'ho riportata nel [Dal libro che sto leggendo], ma ho effettivamente vissuto quasi come un fantasma, che segue i protagonisti di questo romanzo, leggendo queste pagine. Come detto nello stesso post, l'autore qui si presenta sotto una luce diversa e perfettamente attinente allo spirito torinese che non è mai ostentato ma, se si riesce ad ascoltare i silenzi, può raccontare un sacco di storie. Silenzi, riflessioni, sguardi indagatori e altri completamente liberi da ogni pensiero, domande e dubbi riempiono queste pagine rese interessanti dal continuo contrapporsi delle due figure principali quella di Moraldo e quella di Piero Gobetti. Entrambi hanno delle cose in comune: sono giovani, studiano, vivono in una Torino nel periodo del regime fascista, vengono da due famiglie non abbienti (il primo dalla provincia ed è figlio di un negoziante di scarpe e il secondo figlio di genitori commercianti nel campo alimentare) e infine vogliono fare la differenza, perché in fondo sono i primi della famiglia ad andare all'Università.
Dall'altro lato, invece, la contrapposizione è visiva e invisibile al tempo stesso; esteriormente Gobetti è un pavido che sfida la vita di petto, si sposa giovane e diventa anche padre, sfida il duce in persona dalle pagine dei giornali, tiene lezioni ai compagni e fonda riviste e una casa editrice e Moraldo si presenta come il suo opposto. Timido e sempre indeciso, con un solo amico a Torino dove risiede, su imposizione dei genitori, presso una coppia attempata e molto fuori dai "giri". Non ha ancora trovato quella strada per uscire allo scoperto, la sua Strada, quella importante. Eppure dentro di loro pulsa questa voglia di fare cose grandi, ma a Piero in fondo spaventano, perché mettono in pericolo i suoi cari e soprattutto perché il tempo è sempre troppo poco. Moraldo invece arde dalla voglia di varcare quel confine "sicuro" attraverso il quale si muove, non vuole fare il percorso normale dei suoi coetanei, vuole concorrere da subito alla creazione del suo mondo, deve solo fare uno sforzo in più.

Vi aspetterete che io vi dica la solita storia "descrive un'evoluzione" ma, invece, qui non c'è, anzi c'è ma non è affrontata, perché non ne è il tema principale. Il focus qui è incentrato sulle pulsioni giovanili di due ragazzi che si muovono in un mondo fermo e in attesa degli eventi che verranno. Non sono pulsioni sessuali ma mentali, sono pari ai movimenti delle cavie nelle gabbie. Che la gabbia sia costruita dalla politica, come avviene per Gobetti, o dalla "convenzione", per Moraldo, il punto non è per forza vederci un'evoluzione ma osservare come ogni cavia si muove nel suo ambito ristretto. E quella che potrebbe sembrare un'azione statica diventa invece ritmata perché l'autore inserisce il "caso" - dove la storia si potrebbe fermare in un punto morto, perché i protagonisti non hanno occasione di incontrarsi o scontrarsi - che si presenta come un "deus ex machina" a dare nuova spinta alla trama.
Tanti dialoghi interiori ci fanno entrare negli animi dei due giovani e ci restituiscono un quadro chiaro del periodo suggerendoci altresì che, cambiano le epoche ma gli istinti giovanili non cambiano mai. Siamo sempre tutti uguali nell'epoca tecnologica come prima, quando la tecnologia era la lampada a gas da accendere con il cerino. 

Per costruire una storia così, che si regge in piedi da sola, costeggiando la storia e la vita di uno degli esponenti più temuti dal regime nascente mussoliniano e la geografia di due città, Parigi e Torino degli inizi del Ventennio, non servono toni urlati o la voce alta. Basta un tono sussurrato adatto sia ai dialoghi interiori, che ci presentano ciò che vedono, e anche allo stile di una città, come Torino, operosa e discreta ma con dietro un mondo di vite e di storie attaccate alla loro città di appartenenza come foto in bianco e nero un po' sbiadite ma sempre affascinanti. 
Oserei dire affascinanti come questo romanzo. 
Un libro che rimane nella cinquina del Premio Strega di quest'anno ma che, forse, viste le precedenti premiazioni, è troppo bello per vincere.
Buone letture, 
Simona Scravaglieri


Mandami tanta vita 
Paolo Di Paolo 
Feltrinelli Editore, ed 2013 
Collana "Narratori Feltrinelli" 
Prezzo 13,00€

Fonte: LettureSconclusionate

mercoledì 26 giugno 2013

[Dal libro che sto leggendo] Ritratto di signora


Fonte: LettureSconclusionate


Siamo nel 1881 e Henry James, come molti americani del suo periodo che se lo potevano permettere, è  in Europa - nello specifico pare fosse a Venezia - alla ricerca nella grande cultura del nostro continente di ispirazione e immerso nello studio e lettura dell'immenso campionario di opere a disposizione. Il romanzo di cui si parla oggi è "Ritratto di signora" ed è ambientato all'incirca all'inizio dell'ottocento. La guerra d'indipendenza è finita da un po', ma i suo

Gli effetti devastatori ancora si sentono come anche si sente una certa curiosità e una sorta di senso di sfida verso il vecchio mondo, quasi che gli americani si dovessero giustificare. Questo pezzo che vi inserisco è uno dei pochi trovati sin'ora dove l'autore fa sentire la sua voce, attraverso la traduzione di Carlo e Silvia Linati (1952). 

Isabel è la nipote della Signora Touchett, che segue la zia fino in Inghilterra affascinata dalla prospettiva di girare l'Europa. Conosce così il cugino, Ralph e lo zio. Come nella migliore tradizione ottocentesca del romanzo grandi descrizioni, come quella che trovate qui sotto, che si accompagnano a lunghi dialoghi serrati che danno il ritmo della la storia.Una ragazza che, come dice ad un certo punto, non vuole "sottrarsi alla vita e al suo destino" intendendo di non volersi limitare nell'esplorazione di ciò che a lei offre, sottraendosi poco abilmente ai vari pretendenti che si presentano. La sua figura si contrappone a quella di Henrietta, l'amica giornalista, che in cerca dello scoop si inoltra in dialoghi complicati, e a dirla tutta un po' noiosi sin'ora, da cui cerca di trarre doppi sensi per poter costruire storie più o meno verosimili per i propri lettori americani.

Una storia che ha segnato un'epoca e che segue la scia lasciata da "Un incontro casuale" di Rachel Cohen e di cui spero di relazionarvi presto, per ora mi limito a leggerlo e a raccomandarvelo come un classico.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

I. 
Sotto certi aspetti ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè del pomeriggio. Vi sono circostanze in cui, sia che si prenda il tè o no - c'è della gente che non ne vuol sapere - quel momento è in sé delizioso. Le condizioni alla quali io penso, incominciando a scrivere questa semplice storia, offrivano un assetto mirabile per l'innocente passatempo. Gli oggetti necessari alla piccola cerimonia erano stati disposti sulla prateria di una vecchia casa di campagna inglese, nel cuore di uno splendido pomeriggio estivo. Una parte del quale era già trascorsa, ma ancora molta ne rimaneva, ch'era della più bella e fine qualità. Il crepuscolo sarebbe sceso di lì a parecchie ore, ma l'empito della luce estiva aveva cominciato a scemare, l'aria s'era addolcita e le ombre si allungavano sul folto e vellutato tappeto d'erb. Ma a rilento, e la scena spirava quel largo senso di benessere di chi sa di avere ancora tante ore davanti e, che era solito, in una tal ora, ci rende così piacevoli scene come quella.Dalle cinque alle otto, corre talvolta quella piccola eternità che, nel nostro cas, non poteva essere che un'eternità di piacere. Le persone che vi prendevano parte assaporavano quel piacere pacatamente e non appartenevano al sesso che di solito fornisce regolari adepti a una tale cerimonia. Le loro ombre si proiettavano sulla linda prateria, dritte ed angolose: l'ombra, cioè, di un vecchio signore seduto in un'ampia poltrona di vimini, accanto alla bassa tavola dove il tè era servito, e quella di due uomini più giovani che passeggiavano sul prato discorrendo tra loro. Il vecchio teneva ancora in mano la sua tazza ch'era più grande delle altre, di tipo diverso, dipinta a vividi colori. E godeva costui del suo contenuto con molta pacatezza mantenendola per lungo tempo vicino al mento, quasi tutto obliato nella contemplazione della casa. I suoi compagni che avevano già finito il loro tè fumando delle sigarette continuavano a passeggiare. Uno di esse, tratto tratto, passandogli davanti, guardava con premurosa attenzione il vecchio signore che, senz'accorgesene, lasciava scorrere lo sguardo sulla ricca facciata rossa della sua dimora.

Questo pezzo è tratto da:

Ritratto di signora
Henry James
Einaudi Editore, ed. 1952 (seconda edizione)
Collana "Narratori stranieri tradotti" n° XVIII
Prezzo dell'epoca 2.000£ (comprato effettivamente a 10,00€)

domenica 23 giugno 2013

L'ha detto...H. J. Brown

Fonte: CTG

Con il fascino potete cavarvela per un quarto d’ora. Poi è meglio che sappiate qualcosa. 
H. J. Brown

mercoledì 19 giugno 2013

[Dal libro che sto leggendo] Dono dunque siamo

Fonte: LeiWeb


Questa settimana insieme ad Elena Tamborrino (@Exlibris_2012) abbiamo letto in #LettureConivise "Dono dunque siamo", raccolta di saggi di UTET Libri recentemente uscito in versione Ebook. Il tema che unisce e permette di sviluppare i concetti di ogni lavoro qui raccolto è "il dono" e devo ammettere che tranne un solo intervento sul quale sono ancora in dubbio, tutto il progetto mi è piaciuto molto.

Il "dono" è un gesto, un'azione, può significare solidarietà o anche solo sopraffazione, ci fa gioire o ci rende dipendenti, è utile a chi lo riceve ma può anche essere funzionale a chi lo fa. Insomma per voi cos'è il dono? Per i luminari interrogati in questa raccolta è tutto quel che vi ho detto e molto di più. Il problema ricorrente è distinguere il "dono" dal "regalo" e dalla solidarietà. Il concetto del dono è funzionale all'esigenza di chi ne ha bisogno, ma il contraccambio non è detto che debba essere restituito a chi ha iniziato la catena. Il dono si deve propagare, rendendo la nostra vita migliore e la società degna di essere vissuta.

Per una che, come me, nemmeno un mese fa scriveva di aver ricevuto un "dono", si può dire che questo libro è arrivato al momento giusto e mi ha fatto comprendere in maniera più approfondita che cosa guardare quando se ne riceve uno.
C'è un tweetbook, Elena è molto meno sconclusionata di me che ancora devo finire di montare lo storify delle letture condivise della scorsa volta di "Mandami tanta vita" e lo trovate qui:

Nel corso della lettura mi sono imbattuta in questo sfiziosissimo capitolo del saggio di Bartezzaghi che vi riporto perché possiate goderne anche voi, invitandovi a dare un'occhiata al lavoro che, sono certa, vi piacerà.

Buone letture,
Simona Scravaglieri 



3. I consigli di Walter Benjamin: il dono ostile 

Qual è la Regola del Regalo? A cercarla non sono soltanto le esperte e gli esperti di bon ton, anche se ci è andata vicina Donna Letizia quando ha scritto: «Chi fa un regalo non deve tener conto delle proprie preferenze ma di quelle della persona a cui il dono è destinato». E se, per esempio, bisogna fare un regalo a uno snob?
A darci i consigli giusti qui non è Donna Letizia, non è Elena Canino, non è Lina Sotis, ma addirittura il filosofo Walter Benjamin, nell’inedita veste di consulente mondano.

Fare un regalo a uno snob significa impegnarsi in una partita a poker. L’anima dello snobismo è infatti il bluff. E come nel poker anche qui non è facile distinguere se il bluff venga dall’audacia o dalla paura. In ogni caso non si potrebbe commettere errore più grande che mettersi sulla difensiva e domandarsi timidamente: Cosa avrà da obiettare a un necéssaire da viaggio? Cosa dirà di questo modello di pigiama? Che faccia farà a un cointreau? Gli snob vanno provocati. Quanto più grande è il disprezzo col quale usano ispezionare i doni natalizi, tanto più superfluo dovrà essere il dono prescelto. Non gli si risparmi alcuna ambiguità. I libri dovranno essere incartati, il prezzo sottolineato a matita. Ancora più importante del libro scelto – e nel fare regali agli snob non si può essere più aggressivi, più scaltri che coi libri – è il gesto col quale restituiremo come una palla da tennis la compita ispezione del suo sguardo. Davanti a uno smilzo volumetto intitolato Lettere di adolescenti lo snob resterà perplesso. E allora si potrà dirgli: «All’autrice non ha procurato né fama né denaro, non è stato il prologo di un secondo libro». Si eviterà di mettere a disposizione dello snob gli spunti che potrebbero agevolare la sua missione asociale. In generale regalate quello che volete. Le cose più insolite, le più ingiallite potranno renderlo abbastanza indifeso. Bisogna solo guardarsi da una cosa. Il vero snob, ben esercitato, nulla vi perdonerà di meno dell’attenzione per la sua sfera di interessi. […]
Donare è un’arte pacifica. Ma nei confronti dello snob va trattata in maniera marziale.
Walter Benjamin, Cosa regalare a uno snob?
Dono dunque siamo. Otto buone ragioni per credere in una società più solidale.
M. Aime, S. Bartezzaghi, Z. Bauman,
L. Boella, S. Natoli, M. Niola, S. Zamagni, L. Zoja
Utet Edizioni, Ed. 2013
Collana "Dialoghi sull'uomo"
Prezzo Libro/Ebook 12,00€

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lunedì 17 giugno 2013

Cosa succede in città questa settimana...

Fonte: Appuntamento al buio
Eventi in rete:

17.06.2013 Twitter. Prosegue dal 10.6 la riscrittura in rete de "Scritti Corsari" di Pier Paolo Pasolini. Gli hastag da utilizzare sono #scritticorsari e #corsari/nn (dove il numero dopo la barra è quello del capitolo che si sta leggendo, basta cercare su #scitticorsari).
Per la descrizione dell'evento vi rimando al pezzo della settimana scorsa: Cosa succede in città...

Eventi in città:

17.03.2013 Ore 18.30, Firenze. Nardini Bookstore - Via delle Vecchie Carceri, Le Murate Firenze
Presentazione del libro "Betty Page. La vita segreta della regina delle pin-up" Di Lorenza Fruci (Giulio Perrone Editore, ed. 2013, collana "Bioton", prezzo 16,00€) La descrizione del libro sull'evento cita:
"Uomini e donne si voltavano per guardarla, per guardare la sua nera, nera, nera frangia. E naturalmente il sorriso. Era il sorriso che ti spezzava il cuore. Con l'inconfondibile frangetta e le sue pose sensuali, ma mai volgari, Bettie Mae Page, semplicemente Betty Page, è stata la fotomodella più celebre degli Stati Uniti: simbolo per eccellenza della dorata stagione delle pin-up e prima interprete della realtà fetish e bondage, che ha incarnato con un'ironia fuori dal comune. La sua era una predisposizione naturale, un'empatia con la macchina fotografica e con il suo corpo che trasuda da ogni immagine perchè era la migliore di tutti i tempi, era felice [...] di farsi fotografare, aveva un corpo favoloso, un volto da folletto carino, piccolo, elegante, brioso, da ragazza della porta accanto. Non è mai stata scattata una fotografia brutta di Betty Page."
Per informazioni e aggiornamenti, vi rimando all'invito Facebook: Betty Page. Vita segreta della regina delle pin-up


18.06.2013 Ore 18.30, Roma. Libreria Arion Ready Cavour, Via Cavour 225 - Roma
Presentazione del nuovo libro "Se mi distraggo perdo" di Anna Giurickovic (Gorilla Sapiens Edizioni, ed 2013, collana "Scarti", prezzo.
La descrizione dell'evento:
Con la partecipazione di: Giuseppina Torregrossa e Caterina Venturini. Letture di Benedetta Michelangeli. Sarà presente l’autrice.
Il libro: 14 intensi racconti conducono tra le vie di un immaginario forte e coinvolgente. Uno sguardo malinconico e passionale al tempo stesso, per raccontare un mondo al femminile fatto di dolcezza, cattiveria, follia, fragilità… Attraverso una scrittura densa ed emozionante, la giovane autrice di questi racconti traccia le vite di donne e uomini che si incontrano e si scontrano in una danza sensuale e tragica. Le storie di Se mi distraggo perdo mostrano da vicino pensieri ed emozioni dei vari protagonisti in un flusso che diventa narrazione incalzante. Presenti in questa raccolta: "Piccola noce Mia", finalista al Premio Letterario Giovane Holden; "Dindolò Dindolò" vincitore del premio speciale della giuria Miglior fiaba al concorso Scriviamo insieme patrocinato dalla Provincia di Roma; "La bambina sul pendio", pubblicato nell’antologia Urban Noise (Gorilla Sapiens Edizioni, 2012)."
Per informazioni e aggiornamenti ecco l'invito su Facebook: Se mi distraggo perdo


Il 21 Giugno si tiene una nuova edizione di "Letti di notte", la notte bianca della lettura e dei libri, che vedrà coinvolte un buon numero di librerie sparse per l'Italia per informazioni su quali siano (oltre a quelle che vi segnalo io) potete sbirciare sul sito dell'iniziativa: Letteratura rinnovabile

21.06.2013 21.30 Nettuno. Libreria Fahrenheit 451 Nettuno

La domanda che pone l'evento è: "nella notte del solstizio d'estate, cosa ci fa un letto in pieno centro?" Voi sapete rispondere? Se cercate risposte informazioni e aggiornamenti ecco la pagina dell'evento: Libreria Faherenheit

21.06.2013 Ore 20:30 Palermo. Libreria Modusvivendi (via Quintino Sella, 79, Palermo)

Quando ti sei vergognato? / Quando sei stato felice?
È una domanda facile facile, ma anche delle più imbarazzanti: per LETTI DI NOTTE raccolgono la sfida due editori – :duepunti edizioni e Edizioni di Passaggio – orchestrati da un libraio – Fabrizio Piazza di Modusvivendi – provando a rispondere con uno strano dialogo fatto di letture incrociate:
a curadi :duepunti edizioni e Edizioni Di Passaggio.
Per informazioni e aggiornamenti vi rimando alla pagina dell'evento: Libreria Modusvivendi


21-22.06.2013 Ore 20.00, Val Rinate, Basso Monferrato Astigiano.

Raccontarsi. Laboratorio di scrittura autobiografica con Duccio Demetrio
La descrizione dell'evento:
"Esistere è, in verità, penetrare nella propria esistenza con coscienza." [Soren Kierkegaard]
L’autobiografia è un genere letterario antico alla portata di chiunque voglia raccontare di sé e della propria vita, di quel che ha fatto, imparato, visto nel corso degli anni. Ma è anche un metodo di formazione, poiché raccontandosi - indipendentemente dall’età - si apprende a documentare la propria esperienza al passato e al presente, a lasciare una testimonianza di sé agli altri, a pensare e a riflettere meglio.
Organizzazione: Libreria Therese – Profumi per la Mente Informazioni e iscrizioni: 334.7868110 – 011. 88 26 31 2 Duccio Demetrio, fondatore della Libera Università di Anghiari, condurrà un laboratorio di scrittura autobiografica che aiuterà i partecipanti a gestire i propri ricordi e trovare le parole per raccontare la propria storia.
Per informazioni e aggiornamenti ecco l'invito di Facebook: Raccontarsi Laboratorio di autobiografia con Duccio Demetrio


22.06.2013 Ore 18.00, Comune di Cittiglio, presso la biblioteca Comunale
Presentazione del nuovo capitolo delle indagini del Commissario Micuzzi "Zona Franca" di Massimo Cassani (TEA Edizioni, ed. 2013, collana "Narrativa TEA", prezzo 14,00€). Ora, se non conoscete il Commissario Micuzzi, sappiate che vi state perdendo dei gialli DOC e questo è un mio spassionato consiglio personale. Sono certa che dopo aver letto questo libro cercherete anche i precedenti e vi informo già da ora che sono due i libri in merito: "Piogga battente" e "Sottotraccia" entrambi di Sironi Editore.
La descrizione dell'evento cita:
Aperitivo con l'autore organizzato dalla Biblioteca civica presso la Sala consiliare del Comune di Cittiglio, VA (via Provinciale 46) - "Zona franca" (TEA) di Massimo Cassani , terzo episodio della serie dedicata al commissario Micuzzi - Presenta il romanzo il giornalista Mario Chiodetti - Rinfresco finale. Per informazioni e aggiornamenti potete far riferimento alla pagina dell'evento su Facebook: Zona Franca


22.06.2013 Ore 18.00, Milano. Libreria Popolare, Via Tadino.
Presentazione del libro "Servirà che qualcuno che ci legga, alla fine" di Carlo Zambotti (ed Gorilla Sapiens, collana "Scarti", prezzo 14,00€).
La descrizione dell'evento:
Il libro: Non una semplice raccolta di racconti, ma un universo mutevole e vario, popolato da personaggi eccentrici e sorprendenti. Avventure che delicatamente sconfinano nel fantastico, storie dalla natura malinconica che mai scadono nel melodramma, narrazioni colorate da ironia autentica e spietata, ragionamenti logici ferrei e schizofrenie, gioco intellettuale colto, riferimenti letterari alti, cognizione della bellezza, caos organizzato. Tutto questo è la scrittura di Carlo Zambotti.
Per aggiornamenti e informazioni, la pagina dell'evento: Servirà che qualcuno che ci legga, alla fine

Fonte: LettureSconclusionate
Buona settimana, incontri e letture,
Simona Scravaglieri



domenica 16 giugno 2013

L'ha detto...Luc de Clapiers de Vauvenargues

Fonte:Blabla & Click

Molti uomini vivono felici senza saperlo. 
 Luc de Clapiers de Vauvenargues

venerdì 14 giugno 2013

"Il mistero delle tre orchidee", Augusto De Angelis - Il mistero dietro i vestiti...

Fonte: Il rayon e l'albene
C'è del marcio dietro la sfilata della Casa di Mode O'Brian, un marcio che viene da lontano, dall'America. E ha fatto anche il giro dell'Europa per poi fermarsi a Milano per fondare questa Casa di Mode; c'è anche una sfilata, preannunciata ai compratori fedelissimi cui si può prendere parte solo ed esclusivamente se muniti dell'invito, giusto per evitare le incursioni della concorrenza. Ma la cosa strana è che vengono spediti 200 inviti e ne arrivano a destinazione 202! Lo schermo nero d'ordinanza introduce alla scena successiva, sfavillante e con delle mannequin che sfilano in abiti sfarzosi, drappeggiati e ricamati. Dietro le quinte il solito fervore che conosciamo, sarte, truccatrici, coordinatrici.; è un trionfo di "Sistema qui!", "Riprendi là","Sorridi, cara, sorridi!". Ma la proprietaria è turbata, anzi preoccupata. Guarda in sala, fra il pubblico in prima fila, e non si capacita di quel che vede e alla fine, Cristina O'Brian, decide di salire al 3° piano dello stabile - dove si trovano le stanze di coloro che abitano nel palazzo -è convinta che, sdraiandosi un attimo e rinfrescandosi, potrà riaversi ma, una volta arrivata in stanza trova una brutta sorpresa: abbandonato sul letto c'è un cadavere. Sviene.

Il mistero si dipana dietro vestiti, stoffe e trine. E come la stilista deve indovinare la moda che convincerà le sue clienti per la stagione che si affaccia, il commissario De Vincenzi deve entrare nella psicologia dei coinvolti, con una prevalenza di donne, e scavare strato per strato per portare a galla il marcio da cui si è generato questo gesto inspiegabile. Augusto De Angelis non è un autore ingombrante, compare solo come voce narrante laddove il suo commissario si richiuda nel silenzio per descrivere al lettore luoghi, oggetti e caratteristiche che altrimenti non verrebbero presentati come prove. Mentre De Vincenzi come i suoi paritetici contemporanei è un uomo solo nella vita e nelle indagini e, in questo ultimo caso, è circondato da attendenti che dimostrano di avere necessità di essere guidati perché non avvezzi a tale tipo di indagine e spesso sono praticamente assenti. Il gioco di scoperta dei vari livelli della storia che si nasconde dietro si svolge a colpi di interrogatori dove è protagonista il dialogo serrato che contrappone la reticenza della descrizione di quello che non va a favore del resoconto di mezze verità. Pertanto al lettore non spetta solo il rimanere attento ma l'obbligo di collocare i vari pezzi del puzzle per poter rimanere dietro alle deduzioni del commissario.

A questi fili che intessono la trama sia verticalmente che orizzontalmente si accompagna una dialettica che è unico indicatore del periodo in cui  stato scritto questo giallo, ovvero il 1942, ma il ritmo dato alla storia, che ci si aspetterebbe essere più lento è serrato e scandito dai numerosi confronti in dialoghi che tengono in tensione tutti i protagonisti della vicenda e il lettore stesso. A questa caratteristica si aggiungono altre che sono probabilmente dovute a questioni legate al periodo, ovvero quello del regime fascista, che tendono a preservare questo lavoro dalla censura già presente per la letteratura di genere (il regime  non vedeva di buon occhio tutta la letteratura che parlava di suicidi e di morti violente).
Pertanto escamotage come la suddivisione dei cognomi fra italiani e americani - che individuano da un lato la contrapposizione tra puri e personaggi con la coscienza sporca e fra chi vive di soldi guadagnati sulle spalle e il lavoro altrui -, o anche la mancata presentazione dei dettagli della morte delle vittime e dei segni dell'uccisione - il medico condotto coinvolto si limita a fornire i fattori principali rimandando gli approfondimenti a dopo l'esame autoptico -, il riferimento alla "mafia italo-americana" - quest'ultimo fa un po' sorridere perché, dalla descrizione, sembra che sia l'America ad importare le mafie e non il contrario (dopotutto Mussolini ha combattuto per anni la camorra a terra di lavoro e non è mai riuscito ad estirparla) -, dicevo, gli escamotage ci raccontano un'epoca che è in procinto di cambiare e che vive la guerra ma, nonostante tutto, trova il tempo per decretare il successo di questo autore che si era già distinto in altri generi letterari ma con questo trava la sua definitiva allocazione.

E' un giallo scorrevole, verosimile che non ha pretese, nessun facile sotterfugio e con la sua impostazione coinvolge il lettore permettendogli di partecipare alla risoluzione del caso. E' un giallo che mi è molto piaciuto tant'è che cercherò in lista da prendere ho gli altri due gialli che compongono la trilogia che fu tra le più vendute dell'epoca che comprende "Il candelabro a sette braccia" e "L'albergo delle tre rose" entrambi, insieme ad altri meno famosi dello stesso autore, ripresi negli episodi, mandati in onda dalla RAI dal 1974 in versione riveduta. Ma la domanda alla fine sorge spontanea: "Voi sarete in grado di scoprire l'assassino prima che lo sveli il Commissario De Vincenzi?" Io non ci sono riuscita!   

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il mistero delle tre orchidee
Augusto De Angelis
Sellerio Editore, ed. 2010
Collana "La memoria n°509"
Prezzo 12,00€



mercoledì 12 giugno 2013

[Dal libro che sto leggendo] Mandami tanta vita

Fonte: Andrea Riscassi


Se dovessi raccontarvi quel che è l'immagine che mi sono fatta di Paolo Di Paolo la parola migliore per descriverla è: contraddittoria. Non che lui lo sia in maniera evidente, ma è solo che lo leggo e lo vedo in contesti così differenti fra loro che difficilmente lo riconosco da un evento all'altro. Di Paolo è colui che organizza e presenta le Lezioni di Storia per l'Auditorium di Roma, e in quelle occasioni è competente, accattivante, con una "presenza" competente quanto l'illustre professore che ospita. Insomma una tigre del palcoscenico. Poi l'ho visto ad una presentazione del libro di Elvio Calderoni e, in questo caso, la competenza era accompagnata da una puntigliosa analisi passo per passo del testo che andava presentando insieme all'autore al suo uditorio. E in quel caso come anche leggendolo sull'Orlando esplorazioni, la rivista che dirige per Giulio Perrone Editore, ha un cipiglio da letterato di altri tempi che a volte ti stimola a dissentire (ho un pezzo pronto da tempo in risposta al primo numero della rivista che prima o poi posterò). Poi arriva con questo libro e nuovamente ci si presenta un nuovo Paolo di Paolo in versione "gentile", con quei toni che ben si adattano al periodo e anche alla città.

E' interessante scoprire il Gobetti raccontato da questo autore, che cogliendo i punti salienti della sua vita riesce a incastrare reale e invenzione in una maniera così vera da sembrare realmente accaduto. Le immagini di Torino dell'epoca della presa di potere fascista dopo l'omicidio Matteotti, la censura del Duce e il continuo inviare le guardie a bloccare il lavoro della Pietro Gobetti Editore, l'ansia di un giovane troppo grande per la sua età che vive l'ansia di fare e di creare una nuova cultura di autocoscienza della propria situazione e di rivolta verso la dittatura che avanza.

Leggere un libro del genere, non aiuta la mia curiosità sul periodo perché è una storia romanzata dove il fulcro è rivolto al confronto di ciò che è Gobetti e il suo contrario ovvero Moraldo che, invece, vive una vita grigia e sente che qualcosa potrebbe cambiare ma non sa cosa. Consiglio però di leggere queste pagine per la "gentilezza", con la quale sono scritte, che si traduce in immagini vivide senza il bisogno di sotterfugi letterari, tanto abusati oggi tanto per fare "qualcosa di diverso". Si legge in un soffio e si abbandona con difficoltà. Non ve ne pentirete!

Questo è un libro che ho letto in #letturecondivise con @ExLibris_2012 del blog "Appunti di una lettrice disordinata". Vi posterò i pezzi che ci sono piaciuti di più al più presto!

Buone letture,
Simona Scravaglieri
Fidarsi della prima impressione può portare fuori strada. Comunque, per lui, era stata antipatia. Istintiva, quasi feroce. Si era voltato, come tutti i presenti, per il chiacchiericcio insistente in fondo all'aula. La lezione su Dante durava già da un'ora, la noia lievitava insieme ai versi. L'impettito professore, con gli occhi fissi sul libro - la sagoma di un'upupa, la testa stretta e un pennacchio di capelli bianchi- commentava ostinato a voce bassa. gareggiando in monotonia con lo scroscio della pioggia. Poi dev'essere caduto un libro a terra: il rumore ha spezzato di colpo la voce e una terzina incomprensibile del Purgatorio. Allora l'upupa ha finalmente alzato gli occhi piccoli come spilli, e li ha visti. 
Un gruppo di tre o quattro seduti alle ultime file - discutevano per fatti loro già da parecchio - aveva cominciato a sghignazzare. Prego loro signori, ha scandito l'upupa ruotando il collo a scatti, verso destra e poi verso sinistra, se non fossero interessati alla lezione, di volere abbandonare l'aula. A questo punto il più smilzo - svettava per altezza, con una nuvola di ricci chiari sulla testa - si è alzato di colpo, ha raccolto il libro che poco prima aveva fatto cadere e l'ha infilato in una tasca già sformata della giacca. Al collo portava una cravattina a nodo fisso e i polsini di celluloide, sul naso un paio di occhiali tondi che in quella luce grigia brillavano. Sulle labbra, un sorriso malizioso, quasi di scherno.
Illustre professore, ha spiegato, in verità si tratta di un'azione di protesta  contro la sua persona, oltre ch del tentativo di svegliare dal sonno la sua platea. Molti hanno nascosto le risate portandosi la mano alla bocca. E' passato un interminabile minuto di silenzio. Il professore guardava fisso davanti a sé, come raggelato. Ha aperto la bocca senza che ne uscisse alcun suono. Poi le prime parole sono state Quasi smarrito. Cominciava con questa ammissione la sua replica di protesta?
Nell'aula persisteva il silenzio assoluto, a cui perfino la pioggia pareva essersi arresa. Quasi smarrito, ha ripetuto l'upupa, ma non era altro che il seguito della terzina dantesca interrotta Quasi smarrito, e riguardar le gentil/ che 'n Sennaàr con lui superbi fuoro. Superbi, aveva detto? Una semplice coincidenza. ll terzina successiva il gruppo dei provocatori aveva lasciato l'aula.
Moraldo era rimasto impressionato. La faccia di quel giovane l'aveva indispettito e riempito- lo avrebbe ammesso a fatica, storcendo la bocca- di curiosità. Quel tizio era antipatico, sì, inutile girarci intorno. Sicuro di sé, sprezzante: un ragazzino pallido cresciuto troppo in fretta, nervoso nei movimenti, il pomo d'Adamo sporgente. Avrebbe poi scoperto che lui e il suo piccolo clan venivano dalla facoltà di Legge  e che ogni tanto passavano da Lettere come uditori. Lui, il capo, aveva appena fondato una rivistina seriosa: ne aveva lasciata qualche copia sparsa sugli ultimi banchi. Si dava un gran da fare  tra conferenze, libri, discorsi di politica. C'era chi li chiamava, lui e i suoi amici, l'Accademia dei Partiti.

Questo pezzo è tratto da:

Mandami tanta vita
Paolo Di Paolo
Feltrinelli Editore, ed 2013
Collana "Narratori Feltrinelli"
Prezzo 13,00€

lunedì 10 giugno 2013

Cosa succede in città questa settimana...

Fonte: Valentina Paoli
Mi segnalano spesso eventi e appuntamenti e io di solito li giro sulla mia pagina perché chi mi legga possa averne notizia. Non so quanto riuscirò ad essere puntale con questo appuntamento ma proverò comunque a portarlo avanti periodicamente. Quindi partiamo e dove ci sono vi inserisco anche i link per visualizzare i riferimenti:

Eventi in rete:

10.6.2013 Parte #scritturecorsare #corsari é il nuovo progetto di riscrittura collettiva della Fondazione Cesare Pavese Il testo scelto è Scritti Corsari di Pier Paolo Pasolini che raccoglie gli articoli scritti per il Corriere della sera dal 1973 al 1975. E' stato comunicato al Salone del Libro di Torino. Per informazioni: Twitteratura




11.6.2013 Parte #letturecondivise #donodunquesiamo , a questo ci tengo particolarmente perchè è un piccolo miniprogetto nato in collaborazione con una cara amica Elena Tamborrino alias @Exlibris_2012 proprietaria del blog  Exlibris. Appunti di una lettrice disordinata. In sostanza si legge insieme un libro, in questo caso è Dono dunque siamo. Otto buone ragioni per credere in società più equa, AA.VV (appena uscito in formato ebook a 7,59€ ). Si parte tutti insieme su twitter utilizzando i due hastag e si postano le parti che più ci piacciono o con cui non siamo d'accordo e se ne discute. Non ci sono obblighi di tempo, ognuno posta quando può e l'hastag del titolo rimane utilizzato finché l'ultimo lettore non conclude la lettura.





Eventi in città:

11.06.2013 Mestre. Ferdinando Imposimato incontra i lettori presso la Libreria del centro di Mestre alle ore 16.00 per la presentazione del suo libro "I 55 giorni che hanno cambiato l'Italia" (Ferdinando Imposimato, ed 2013, Newton Compton Editore prezzo 7,90€ sia il libro che l'ebook) la descrizione dell'evento la trovate qui : Libreria del centro di Mestre 


12.06.2012 Roma. Ore 21.00 Jennifer Egan, premio Pulitzer e pubblicata in Italia da Minimum Fax è al Festival Internazionale della Basilica di Massenzio. Le informazioni su come poter prendere parte all'evento si trovano sul sito della casa editrice qui: Minimum Fax


12.03.2013 Roma Ore 19.30 Libreria Minimum Fax. Questo è un audiolibro edito da Emons Audiolibri e letto da Marco Baliani. La descrizione dell'evento cita:
"Il richiamo della foresta" di Jack London nella traduzione d'autore di Celati. Legge: Marco Baliani Dopo aver già letto "In viaggio con Erodoto di Kapuscinski" e "Il Giardino dei Finzi-Contini" di Bassani, Marco Baliani, uno dei massimi esponenti del teatro di narrazione, presta la sua interpretazione a un grande classico della letteratura per ragazzi, irrinunciabile per ogni adulto: Il richiamo della foresta di Jack London. Le indimenticabili pagine di Jack London sono lette nella traduzione d’autore di Gianni Celati.
Per informazionie aggiornamenti sulla pagine facebook dell'evento: Lettura "Il richiamo della foresta"



13.06.2013 Firenze. Ore 18.00 sempre Jennifer Egan sarà ospite a Palazzo Strozzi. La descrizione: finalista con "Guardami" al Premio Gregor von Rezzori - Città di Firenze per la migliore opera di narrativa straniera tradotta in Italia, conversa con Michael Cunningham in un incontro moderato da Elena Stancanelli. Ingresso libero. Informazioni e aggiornamenti dall'invito su facebook: Minimum Fax

13.06.2013 Colleferro (RM). Ore 18.00 Aula Consiliare del Palazzo Comunale, Piazza Italia 1.
Viene presentato il libro "La nostra guerra non è mai finita" di Giovanni Tizian (Mondadori Editore, ed 2013, collana "Le strade blu" prezzo 17,00€).
Interviene Gianluca Di Feo, Caporedattore de L’Espresso e l’incontro è organizzato dall’Associazione Culturale Gruppo Logos. Giovanni Tizian, che sarà presente all'incontro, è giornalista, attualmente sotto scorta, de L'Espresso e racconta la sua vita colpita dalle scure della 'ndrangheta. Da Bovalino a Modena. Un viaggio nella memoria e nei percorsi della ricerca di giustizia per l'omicidio del padre Giuseppe Tizian, ucciso dalla mafia il 23 ottobre del 1989 mentre tornava a casa da lavoro.   
Informazioni e aggiornamenti dall'invito su facebook: Associazione Gruppo Logos


13.06.2013  Ore 21.00 Roma. Bookparty al Circolo degli artisti di Roma con Giulio Perrone Editore per la presentazione dell'antologia "Ma l'amore no", raccolta di racconti dei ragazzi che hanno partecipato al progetto "Facciamo un libro" in collaborazione con la Fondazione Bellonci.
Informazioni e aggiornamenti dall'invito su facebook: Progetto facciamo un libro

14.06.2013 Ore 18.00 Firenze. Jennifer Egan al Salone del Cinquecento - Palazzo Vecchio, parteciperà alla cerimonia di premiazione della settima edizione del Premio Gregor von Rezzori - Città di Firenze insieme agli altri finalisti Etgar Keret, Atiq Rahimi, Juan Gabriel Vásquez, Jeanette Winterson. Ingresso libero. Informazioni e aggiornamenti dall'invito su facebook: Minimum Fax

14.06.2013 Roma. Ore 21.00 Lepre Edizioni invita amici e lettori al suo Book Party estivo in giardino. Presentazione delle novità editoriali "Il giorno rubato" di Marco De Franchi e "Pecunia olet?" di Michael Perth.
Informazioni e aggiornamenti dall'invito su Facebook: Lepre Edizioni



Il problema di garantire questa rubrica di news è dato sia dall'elenco di inviti, a volte tanti e a volte pochissimi, che mi arrivano (che non sempre riguardano quest'argomento!) e dal lavoro che c'è dietro per verificare che cosa si presenta, giusto per non mandare nessuno alla ventura. 
Buone letture e buoni incontri,
Simona Scravaglieri

domenica 9 giugno 2013

[Film] "Sotto il sole della Toscana"

Riprendo una vecchia abitudine di segnalare i film che mi sono piaciuti. Quelli vecchi purtroppo non si vedono più perché erano appoggiati su una piattaforma che oramai non è più attiva. In questo caso l'ho trovato su Youtube e quindi finché sta lì potremo godercelo. Nonostante il pessimo fermo immagine, non è un film hard, bensì è una bellissima storia d'amore per la natura, una casa toscana abbandonata e per la scrittura (non poteva essere altrimenti visto che la qui presente lettrice sconclusionata è romantica come una lapide funeraria). La trama, sceneggiatura e la regia sono di Audrey Wells.

In questo lungometraggio compare una parte di Toscana, ovvero Cortona,cui sono particolarmente legata e probabilmente questa mia "debolezza" me lo rende più caro, rimane il fatto che, al netto dello stereotipo che gli americani si sono costruiti sugli usi e costumi italiani, rimane sempre una bella rappresentazione della nostra "italianità" che si contrappone alla più contemporanea, ma forse poco vincente americanità (si dirà così?). A voi l'ardua sentenza! 

I miei auguri di buona visione e di buone letture anche se, questo film, non è legato a nessun libro.
Simona Scravaglieri




venerdì 7 giugno 2013

[Dal libro che sto leggendo] Operazione Compass




Fonte: Stream fantasy


Di questo libro è già comparsa la recensione quindi a tutti gli effetti è un libro che ho già letto e non che sto leggendo. Ma nell'ottica di questa rubrica c'è l'obiettivo di dare la possibilità di sbirciare parti di testo e quindi, visto che non l'avevo fatto,  ho pensato di inserirla comunque.

Si tratta di un saggio, siamo in Libia e l'italia fascista tenta di difendere il conquistato dall'attacco degli inglesi che invece studiano l'Operazione Compass per poter liberare posizioni importanti. A favore degli inglesi, tattica, organizzazione, strumenti di guerra aggiornati, competenze. A favore degli italiani solo la voglia di difendere il proprio onore e il terrore di essere tacciati di alto tradimento e null'altro.
Non viene ricordata fra le grandi sconfitte perché non era onorevole e sopratutto per non dare l'idea al popolo che, questo regime, non fosse tutto questo grande e forte stato che invece si presentava come tale attraverso opere architettoniche e futili esercitazioni militari che di "guerresco" avevano ben poco.

Un libro veramente piacevole da leggere, anche per chi non è del mestiere (o ci capisce ben poco come me!) che vi farà stare incollati fino all'ultima pagina per vedere quanto in basso fosse scesa la dirigenza fascista e tutti quelli che avevano un qualche minimo potere come generali, imprenditori e funzionari.
E forse, è anche da leggere perché è un libro fuori dagli standard che ci potrebbe aprire le porte verso temi che solitamente non affronteremmo.

A voi la scelta,
buone letture,
Simona Scravaglieri

Introduzione 
Secondo una vecchia battuta i libri più brevi della storia sarebbero: "Raffinate ricette inglesi", "Etica commerciale ebraica" e "Vittorie militari italiane". Al di là della divertente perfidia, nella battuta esiste purtroppo un doloroso fondo di verità, almeno per quanto riguarda noi Italiani. Se chiedessimo, a persone dotate di normale istruzione superiore, di citare tre battaglie vittoriose, successive all'unità d'Italia, avrebbero quasi sicuramente dei problemi, mentre lo stesso non accadrebbe se volessimo un elenco di tre sconfitte: tra Custozza, Lissa, Adua, Caporetto, Matapan, El Amein, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Che questo sia indice di una vocazione italica alla sconfitta, è arduo da sostenere, ma certo è un dato di fatto col quale fare i conti. Ci sono paesi  che hanno fondato la propria identità  culturale su una sconfitta, come la Serbia nel caso della battaglia di Kosovo Polije del 1389, altri che celebrano i rovesci subiti come la spinta decisiva per la vittoria finale ( ad esempio, Isandlwana per gli Inglesi nel 1879, o Kasserine per gli Americani nel 1943). La storia militare italiana è costellata, invece, da disfatte che hanno generato solo sterili controversie e ignobili scaricabarile. Non sempre i colpevoli sono stati puniti, o quantomeno individuati pubblicamente; quasi mai, con l'eccezione lampante di Caporetto, si è appreso dai propri errori e si è fatto tesoro dell'esperienza accumulata.
Da un punto di vista strettamente storico-militare, sarebbe interessante effettuare una critica e dettagliata analisi di ogni nostro tracollo militare, così da accertare le similitudini e anzi il ciclico ripresentarsi di errori e mancanze, ma non è lo scopo di questa ricerca. In queste pagine ci soffermeremo, invece, su di una sconfitta che non viene quasi mai ricordata, al punto che non ha nemmeno un luogo preciso con cui identificarsi, ma è nota fra gli specialisti sulla base del nome in codice che gli inglesi, nel dicembre del 1940, diedero a una loro operazione offensiva, Compass. Si tratta di una rotta di dimensioni così grandi e umilianti, per il modo in cui è avvenuta, che dovrebbe quasi prendere il posto di Caporetto nell'immaginario collettivo italiano. Potrebbe tranquillamente diventare il paradigma stesso della sconfitta vergognosa senza attenuanti. Invece questo non è avvenuto, né avviene, per tutta una serie di circostanze militari, politiche e sociali, cosicché la disfatta nell'operazione Compass è diventata solo una delle tante, più o meno dimenticate, batoste subite dagli Italiani della Seconda Guerra Mondiale.
I parallelismi storici con le altre grandi sconfitte italiane saranno comunque oggetto di riflessione, nell'ottica di inquadrare meglio e valutare obiettivamente, in modo critico, quello che è senza dubbio uno dei più grandi disastri militari di ogni tempo, il tracollo e la resa della 10° Armata italiana in Libri: "La Caporetto del deserto" . 

Questo pezzo è tratto da:

Operazione Compass
La Caporetto del deserto
Andrea Santangelo
Salerno Editrice, ed. 2012
Collana "Aculei"
Prezzo 12,00€

mercoledì 5 giugno 2013

"Siamo spiacenti", Gian Carlo Ferretti - Guardare il futuro nel proprio passato...

Fonte:Beaufort Books

Quando ho iniziato la rubrica "Un mese di libri" ho scritto che, solitamente, non sono io che scelgo i libri ma sono loro che scelgono me e, questo, è un caso classico: il libro di oggi è stato acquistato a Milano a Novembre, l'ho preso perché mi sono lasciata incuriosire dall'argomento. E' la Storia dell'editoria al contrario ovvero non si parla dei successi ma dei rifiuti ai manoscritti proposti per la pubblicazione. Poi mi sono ritrovata a leggere altri saggi in argomento e quindi, oggi, fa parte di un percorso di letture che comprende circa 9 libri che ho preso nel tempo, con intenzioni e curiosità differenti, e molti altri che ho accumulato nelle mie wish list.
L'interessante in questo genere di saggio non sono poi tanto le informazioni relative a questo e o quell'autore che viene rifiutato, perché si perdono nel tempo, ma guardare al sistema nel suo insieme. Solo la visione d'insieme, seguendo le puntuali indicazioni di Ferretti, ci restituisce una guida puntuale che ci indichi come guardare all'evoluzione dei gusti e della gestione della pubblicazione delle case editrici sia in funzione dei cambiamenti storico-politici che quelli sociali. Evoluzione che in questo lavoro parte dagli anni '20-'30 e traguarda ai giorni nostri. Tra i fattori da tener presente per questo genere di valutazioni l'autore  evidenzia:
- il fatto che tanta ricerca rimane sempre parzialmente completa a causa del tipo di documentazione (lettere, appunti etc) che nel tempo può essere andata distrutta o persa;
 - che la storia ci testimonia  una sorta "provvidenza" che salva i lavori buoni che alla fin fine trovano una strada per la pubblicazione nonostante i vari rifiuti che hanno incontrato per strada;
-  il rifiuto alla pubblicazione in parte dei casi, oggi avviene più spesso, era motivato da questioni di aderenza o no del manoscritto alla linea editoriale della casa editrice che lo aveva ricevuto e, laddove possibile, chi rispondeva suggeriva all'autore di sottoporre il proprio lavoro ad una casa editrice più adeguata;
- gli autori, man mano che ci avviciniamo ai giorni nostri cominciano a mandare i propri lavori a "tappeto" senza distinzioni di mission e di tipologia di autore e per tutta risposta all'invio massivo dei lavori si sono diradate le risposte da parte degli editori e, aggiungerei io, quasi nessuno lo fa più.

A queste considerazioni, corrisponde un quadro più grande che ci racconta di responsabili di collane, consulenti, lettori e redattori nonché correttori di bozze che erano scrittori e che quindi sceglievano non solo in base ad un talento naturale, che permetteva loro di individuare il materiale più adeguato per il mercato, ma anche che avevano alle spalle lunghe gavette, come fu quella di Calvino all'Einaudi affiancando Vittorini. Si intravedono chiusure e aperture ad autori dovute non solo a questioni puramente "letterarie", e quando lo sono esse vengono spiegate in maniera minuziosa nelle lettere di risposta, ma anche per ragioni di simpatia. Come la storica antipatia fra Bevilacqua e Pasolini (che aveva definito Bevilacqua, Berto e Prisco "letterati di second'ordine") che si trovano finalisti al Premio Strega del 1968. Fu l'edizione più polemica fra tutte quelle sin qui svolte, racconta Ferretti, perché Pasolini prima condannò la raccolta voti e poi scriveva a chiunque per ottenerne. La sorte fu favorevole a Bevilacqua. E Garzanti si ritrova a dover scrivere a Bevilacqua che potrebbe abbandonare i propositi di collaborare con loro per i suoi rapporti con Pasolini.
Si legge anche molto altro fra queste righe come le grandi discussioni ai consigli torinesi dell'Einaudi, che nasce con una missione di diffusione della cultura con una decisa scelta soprattutto nella sezione saggistica e nella letteratura emergente, e delle scelte invece di mercato, che sono una mission di partenza e non una eredità berlusconiana, di Mondadori (in cui lavorava anche Bompiani prima di uscirne quando da Verona si spostarono a Milano). E' una mission evidente già all'epoca del duce, come dice anche Bonsaver ne "Il Mussolini censore" ed è un'eredità che Bompiani si porta nella casa editrice che fonderà e che sarà in comune anche Rizzoli, quando deciderà di scendere in campo nella battaglia editoriale.

A sottolineare queste "guide editoriali" Ferretti usa un folto elenco di autori, maggiori o minori, che sono stati rifiutati, raccogliendoli per periodi e per casa editrice e da questa lettura viene fuori anche un altro particolare ovvero che i rifiuti non sono a senso unico. A volte possono essere fatti anche dall'autore al momento di vedersi tagliato parte del lavoro o alla richiesta di una riscrittura. A volte il capo di una collana segnala il manoscritto e la dirigenza commerciale o anche il consiglio, come avviene per Einaudi, boccia la proposta o non prosegue con la formulazione del contratto e infine a volte le richieste dell'autore sono troppo pesanti da costringere l'editore a riconsiderare il contratto o nel caso di non rispetto degli accordi, come avvenne per Gadda per Mondadori, a non accettare lavori diversi da quelli richiesti.
A questo racconto puntuale corrisponde invece un taglio, voluto o no su un paio di questioni, la cui mancanza stride. 

Il primo è il  caso Salamov; in questo, il ritratto della questione è citato in  maniera parziale e veloce e, invece secondo me, merita che se ne parli in maniera un po' più approfondita. Salamov è un autore abbastanza atipico,  "scriveva per sé stesso e non per gli altri" elaborando un "lutto" (quello di aver fatto quasi 15 anni di Gulag). In Italia arriva tardi per più motivazioni, tra cui la questione della traduzione - ovvero la difficoltà di trovare qualcuno in grado di tradurre il gergo del Gulag (limite non solo nostro) - e perchè lui stesso, al ritorno dalla regione della Kolyma vive una profonda crisi e si sente controllato dal KGB e non vuole che i suoi lavori escano dal territorio russo - arriva persino a condannare Pasternak per aver fatto uscire i suoi -. Quando finalmente, grazie agli amici dell'autore, questi arrivano in Europa per l'Italia Piero Sinatti (che aveva già tradotto 30 racconti dello stesso autore nel 1976- "Kolyma. Trenta racconti dai lager staliniani", Savelli Editore) traduce per Einaudi "I racconti della Kolyma"*. 
L'introduzione del volume sarà un'intervista. Infatti Sinatti con l'allora referente editoriale - o redattrice, non so come si definisca il ruolo se lo sapete fatemelo sapere anche in un commento! - Raffetto scende a Napoli, dopo aver preso accordi con l'interessato, per fare una "conversazione" . Conversazione che avviene, proprio nel salotto di Gustaw Herling, cognato di Benedetto Croce, di origini polacche e reduce anche lui dei Gulag (ma quelli degli stranieri). Siamo all'incirca nel 1998. 
Il 4 Maggio del 1999 Herling riceve da Mauro Bersani una lettera in cui gli si comunica che l'intervista non verrà utilizzata perché "I racconti della Kolyma", che doveva uscire o nella Nuova Universale Einaudi o nei Supercoralli, uscirà nella collana Millennium per la quale l'intervista "sembra un po' troppo informale, giornalistica, insomma inadatta al tipo di libro" , aggiungendo, più in là, che la decisione di spostamento è anche dettata dal fatto che la "grandezza di Salamov scrittore, è invece ancora da acclarare". Aggiunge degli appunti sul fatto che in questa "conversazione", per le prime 15 pagine, non si parla praticamente dell'autore  ma solo di Lager, Gulag e relativi corollari.
A questa ultima dichiarazione, Herling capisce subito l'antifona. E' in parte vero che si parli di Gulag, anche perché il pubblico italiano, dal dopoguerra in poi, non conosce affatto questa realtà (che era stata nascosta al mondo e quando si dichiara la chiusura vengono completamente smantellati e cancellati). ma salta all'occhio  una affermazione, sui  Lager Nazisti, che contesta una recensione di Levi fatta al libro di Sinatti del 1976:





Di qui la risposta piccatissima a Bersani, che però denota un letterato d'altri tempi e con un gradissimo spirito:
"Gentile Dottor Bersani,avrei potuto benissimo fare a meno di rispondere alla sua lettera del 4 maggio. Ma non le darò questa soddisfazione. Appartengo agli scrittori della razza "Orwell" (tanto vilipeso dal vostro Calvino nella lettera a Pampaloni), sempre pronti a bollare la human stupidity in nome della human decency."
Prosegue dichiarando che, la lettera di Bersani, denuncia una sola cosa: che non hanno letto il libro che stanno per pubblicare che è "una bomba che i lettori del vostro volume in preparazione non potranno non udire anche senza l'aiuto della prefazione di Sinatti e mia". Termina promettendo che il lavoro fatto un anno prima, visto che la comunicazione arriva proprio dopo quel periodo di tempo, non andrà perduta ma verrà pubblicata lo stesso. 
E infatti esce a marchio L'Ancora del Mediterraneo, casa editrice napoletana che nasce proprio l'anno successivo, che lo inserisce nella collana Gomene "ricordare, raccontare - Conversazioni su Salamov"- ed. 1999, di Gustaw Herling e Piero Sinatti - corredato di tutte le lettere, comprese di quelle che vi ho riferito. Per i puristi, Gustaw Herling fu a lungo osteggiato dalla cultura italiana e per poter lavorare contò più sugli amici- tra cui spicca Ignazio Silone - che sugli editori o su capi redattori delle riviste letterarie  proprio per questo suo essere "Orwelliano".

Altra mancanza è il caso Saviano, per il quale probabilmente non esistono carteggi o non sono disponibili.

Mentre scorrono gli anni, costellati da rifiuti e salvataggi tra la ricostruzione dei due rifiuti di Pavese (all'epoca lavorava per Einaudi) a "Se questo è un uomo" di Levi, quella della leggendaria dei due rifiuti di Vittorini (e non è stato lui) a "Il Gattopardo" di Tommaso Tommasi di Lampedusa, si arriva a scoprire che l'esercizio dell'auto-pubblicazione non è una pratica contemporanea figlia della digitalizzazione che rende il tutto meno costoso e che la pubblicazione a pagamento che tanto fa discutere oggi è stata la di accesso di alcuni famosi di oggi e di ieri. Tra i casi più recenti si citano Camilleri che, non riuscendo a pubblicare il suo primo libro "Il corso delle cose", nel momento in cui arriva a portarlo in tv, stipula un accordo con un editore a pagamento, in cui questi si impegna a pubblicarlo e in cambio viene citato nei titoli di coda dello sceneggiato. E' il 1978. 
Ai pochi predecessori citati viene proposto o una partecipazione alle spese di stampa o addirittura il pagamento totale. Ma in un clima meno ingolfato di quello attuale - che ha cominciato ad ingigantirsi dopo la crisi delle case editrici degli anni '80 - quando, al momento della pubblicazione, sopraggiungeva il successo detti autori venivano ripescati dalle case editrici maggiori cosa che è quello che dovrebbe avvenire anche oggi se non ci fosse una marea di autopubblicanti tra cui è difficile trovare la perla rara. E' avvenuto con Moccia con "Tre metri sopra il cielo" nel 1992 ed è successo con la stampa del discutibile ma fortunato per l'autrice successo di "Cinquanta sfumature di grigio" e libri successivi (che sono un caso inglese, uscito in autopubblicazione e messo poi sotto contratto e con la cessione dei diritti per Mondadori successiva). Quest'ultimo caso non lo trovate citato, perché troppo recente.
Da questo tipo di sfaccettature se ne deduce che il periodo che stiamo per attraversare non ci darà grandi prospettive, perché se ieri la letteratura che emergeva era o sperimentale o grandi libri che diventeranno dei classici, oggi ci troviamo invasi di titoli che non hanno la necessità di rimanere sugli scaffali per secoli, ma sono scritti per il successo di una stagione. A questi se ne affiancano una miriade che nicchiano al libro di moda e che propongono più o meno gli stessi titoli fino ad esaurimento del filone, cosa che potrebbe esser considerata una fortuna per chi ha la passione solo per un genere, ma ch non sempre è un generatore di effetti benefici.
E' dall'approccio alla pluralità di contenuti e di stili che nasce la flessibilità e la creatività del lettore nel ricreare, elaborare, far proprie o rifiutare le immagini e i pensieri degli autori e che garantisce anche l'evoluzione del pensiero. Pertanto questo genere di indirizzo che persegue solo il mercato non può che portarci ad un generale appiattimento della cultura diffusa e non può che facilitare nei lettori più allenati al ritorno dei grandi classici abbandonando la letteratura contemporanea. 

Non ho letto il libro precedente del 1991 "Il gran rifiuto: storie di autori e libri rifiutati dagli editori" a firma di Mario Baudino ma recupererò appena possibile. Rimane il fatto che pochi  libri, che propongono temi simili, sono in circolazione. Studi come questi ci permettono di avere anche il polso della costruzione della "cultura e del pensiero" del periodo che viviamo e del suo   processo di mutamento che risente sia delle questioni di mercato, ma sopratutto di interessi che a volte, anzi oggi pare sempre di più, trascendono dalla questione purista del discorso "letterario" e divengono più discorsi di margine di profitti, quasi che il pensiero mondadoriano, già presente dagli inizi, sia l'unico praticabile. A questa "logica de margine di profitto" che "da al mercato ciò che vuole" non corrispondono però, allo stato di fatto, la conservazione di collane e spazi di nicchia che possano riservare al lettore meno sprovveduto una oasi di cultura, che magari vende di meno ma è sicuramente di qualità superiore. Anzi, come sottolinea Ferreri, nascono collane nuove e quelle che rimangono perdono la loro caratteristica e mischiano fra i loro titoli generi e autori diversi senza alcuna logica. 

A chi consigliare questo libro? E' difficile nella misura in cui bisogna avere un doppio sguardo come evidenziato. E' una miniera di informazioni e di riferimenti, anche bibliografici, puntuali e  che spingono ad approfondire l'argomento, ma al contempo non è adatto a chi pensi di trovarsi tutto a disposizione immediatamente. Capita infatti di trovare nomi famosi ai più solo nei periodi di pubblicazione e in alcuni casi gli autori diventano anche collaboratori delle case editrici e quindi raramente, ma succede, si può incorrere in qualche confusione. L'elenco di date e nomi è dovuto e fa parte della ricerca, quindi, è da considerarsi, come il Gadda di Pedullà, una via di mezzo fra il vecchio stile della saggistica e il nuovo corso.

Inutile dire che a me è molto piaciuto,
buone letture,
Simona Scravaglieri

*I lavori di Salamov sono in gran parte, anzi nella totalità per le opere in prosa, composti di racconti. In Italia sono stati pubblicati prima da Savelli, poi da Einaudi, alcuni da editori minori e infine da Adelphi che li ha riuniti per epoche in "I racconti della Kolyma" (seconda prigionia) "La Visera" (prima prigionia) e "La quarta Vologda" (biografia dall'infanzia fino al primo arresto). Sono citati in ordine inverso perché l'autore li ha scritti in quest'ordine e dal primo all'ultimo si nota anche l'avanzare della malattia che porterà poi Salamov alla morte nel 1982.

Siamo spiacenti
Controstoria dell'editoria italia attraverso i rifiuti
Gian Carlo Ferretti
Bruno Mondadori Editore, Ed.2012
Collana "Saggi_Bruno Mondadori"
Prezzo 20,00€


Fonte: LettureSconclusionate

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