mercoledì 29 giugno 2016

[Dal libro che sto leggendo] La memoria



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Oggi vi lascio sbirciare nel Premio Strega 1949, "La memoria" Giovanni Battista Angioletti, che è in sostanza un libro di memorie, molto diverse da Villa Tarantola di Vincenzo Cardarelli che vinse l'anno precedente. La zona di cui parla sembra proprio la periferia milanese e i ricordi appartengono agli inizi del novecento, in un mondo decisamente lontano da noi. Con questo libro ho avuto molti più problemi che con gli altri due (l'altro, di tutt'altro stampo è "Tempo di uccidere" di Ennio Flaiano) legati prettamente al modo di scrivere e descrivere questo mondo ovattato e al contempo pieno di contraddizioni; potremmo dire che è una prosa piena di elencazioni. All'inizio ha certamente la sua poetica, ma 211 pagine così sono una bella impresa.

Le memorie sono divise in capitoli in ognuno dei quali viene analizzato un aspetto del periodo, i modi di porsi, la vita di fabbrica, il divario sociale, le feste, le malattie. Anche questo viene trattato come un elenco e nello svolgersi dei ricordi escono le riflessioni del giovanissimo autore che si trova a confrontarsi con divari sociali, le lotte di classe e il suo particolare rapporto con la vita. In più un difetto questo libro ce l'ha: I ricordi di un bambino, filtrati dalla mente dell'adulto, cessano di essere pensieri semplici e diretti lasciando il passo a lunghe dissertazioni filosofiche che poco hanno a che vedere con le paure fanciullesche, falsando l'effetto generale.

Non so quanto mi sia piaciuto, ci devo riflettere ancora un po', intanto vi lascio sbirciare le prime due pagine.
Buone letture,
Simona Scravaglieri




I

Il viale

All'arrivo della bella stagione in tutte le case del viale si spalancavano le finestre. Le ultime tracce di neve fuligginosa si scioglievano sotto gli immensi serbatoi rossi del gasometro, nel macello muggivano i buoi, nitrivano i cavalli, belavano gli agnelli, e al vento si alzavano frusciando gli aquiloni inghirlandati fra i campanili e le ciminiere. Dopo ogni colpo sulle incudini gli operai lasciavano saltellare i ferri per giuoco, suscitando gli squilli leggeri, smorzantisi fino a un nuovo colpo violento.
Anche il laboratorio di mio nonno, nel cortile della casa dove abitavo, apriva i finestroni polverosi. Le donne copiavano  sulle ceramiche i fiori veri posati sui banchi, i facchini imballavano le casse col fieno fresco e profumato, e il fumo biancastro delle muffole raggiungeva ardimentoso le dense volute dei gradi stabilimenti.
Veniva verso sera, tra un volar di farfalle e pipistrelli, il giardiniere a liberare le palme dalla paglia che le aveva protette dal gelo, a slegare gli arbusti, a rivoltare la terra sulle aiuole. Una mattina fiorivano gli ippocastani dei bastioni sopra il giardino, e le belle foglie di smeraldo nascondevano ogni giorno di più le caserme, le carceri, i collegi dominati al centro della città dalle bianche guglie della Cattedrale.
Sull'altra parte del viale, dopo una fila di case popolari, spuntavano le margherite sui terreni da costruzione e i prati morti, perfino sui depositi di rifiuti e i raccordi ferroviari. Infinite punte verdi scaturivano negli orti e nei primi api della sterminata pianura, distesa fino ai lontanissimi monti ancora biancheggianti sulle cime di neve leggera. Svaporavano le ultime nebbie sopra gli acquitrini e le risaie; e i canali, le rogge, le cascatelle, gli innumeri rivi sgelati infondevano alla terra un'ebrezza, un ridere fole e veloce, tra un fitto balenare di luci celesti.
Era bello il nostro viale, era il più bel viale del mondo. Nelle chiare mattine, quando l'aria sapeva di gas, di zolfo e di violette, bande di ragazzi correvano tra la folla  dei marciapiedi, suonando pifferi, ocarine, fischietti di piombo dalle piume verdi e gialle, sparando aridi colpi con le pistole di latta, sempre più esaltandosi a quei trilli, sibili e spari, lanciando grida d'esultanza nel rombare continuo dei tram e delle carrozze, quasi volando a piedi nudi nella polvere sollevata dalle ilari folate del vento. Dalle vetture dei cortei nuziali le spose pallide ed esitanti lanciavano manciate di confetti, trottavano allegri anche i carrozzoni dei carcerati, sui carretti dei cenciaioli sfavillavano le belle liste d'alluminio al sole.

Questo pezzo è tratto da:

La memoria
Giovanni Battista Angioletti
Bompiani Editore, ed 1949
Prezzo tra gli 8,00€ e i 66,00€ a seconda dell'anno di pubblicazione e lo stato del libro.


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